20 marzo, 2014

Fidarsi della scienza, non fidarsi dell'industria

Ad ogni grande scoperta dell'uomo, ha fatto sempre seguito una rapida ondata di produzione industriale e di ottimismo commerciale.
Questa corsa contro il tempo, volta a conquistare il mercato con prodotti sempre nuovi, ha spesso creato conseguenze disastrose.

Gli scienziati non hanno neanche il tempo di validare gli effetti a lungo termine delle scoperte sulla salute o sull'ambiente, che nel frattempo le aziende iniziano già a lucrare con la distribuzione al pubblico.

Quando Marie Curie scoprì la radioattività, ad esempio, l'industria entrò subito in fermento, portando nelle case della gente degli oggetti pericolosissimi.
Non si conoscevano ancora i rischi della radioattività sull'uomo, ma il mercato sembrava comunque entusiasta: c'erano nuove idee da vendere a tutti i costi.

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La fabbrica Auergesellschaft di Berlino iniziò a commercializzare, ad esempio, nel 1920 un dentifricio radiattivo al Torio, chiamato Doramad, e pubblicizzato come miracoloso per l'incredibile effetto antibatterico e sbiancante sui denti.


Il dottore farmacista Alexis Moussalli, Parigino ma di origini Egiziane, brevettò tra il 1927 ed il 1934 ben 101 preparati a base di Radio, Torio ed altre sostanze radioattive. La creazione che ebbe più successo a livello commerciale fu THO-RADIA, disponibile come
tho-radiacrema o polvere,  venduta come prodotto di bellezza e curativo a donne di tutte le età - metodo scientifico.
L'inventore William J. A. Bailey, con una falsa laurea ad Harvard, dichiarò nel 1918 che secondo dei suoi studi l'acqua potabile arricchita con il radio potesse stimolare il sistema endocrino e curare patologie come il diabete, l'impotenza, l'anemia, l'asma e diverse altre patologie ancora. Si arricchì mettendo in commercio la bevanda Radithor, fabbricata nel New Jersey. Aveva investito nell'idea il ricco industriale americano Eben Byers che, per ironia della sorte, morì nel 1932 proprio a causa dell'ingestione prolungata di Radithor.

Il fondo probabilmente lo toccò la Home Products Company di Denver, in Colorado,  che nel 1930 pubblicizzò un surrogato dell'attuale Viagra. La supposta radioattiva che avrebbe garantito prestazioni sessuali "scintillanti".


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Ci si accorse troppo tardi delle conseguenze della radiattività sull'uomo. Pian piano tutti gli scienziati che avevano attivamente lavorato in quell'ambito di ricerca iniziarono a morire precocemente. Prima Charles Madison Dally, nel 1904, poi Elizabeth Ascheim l'anno seguente,  Marie Curie nel 1934, Louis Slotin nel 1946 e tanti altri ancora.

Il loro sacrificio non è servito a molto per cambiare le intenzioni dell'industria.


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Tra agli anni '70 e gli anni '80, infatti, l'azienda 3Mtuttora leader mondiale nel suo settore, produsse un dispenser di nastro adesivo radiattivo. Era il modello C-15 Decor Scotch e conteneva Torio. La sostanza radioattiva era stipata nella pesante base che rendeva il dispenser stabile sulle scrivanie.

Con modalità analoghe a queste  appena elencate,  la radioatività era entrata ormai dentro la maggior parte degli oggetti e si era diffusa in maniera incontrollabile:

  • Uranio - nella ceramica utilizzata per dentiere, pentole, gioielli, mattonelle da bagno e nel vetro e marmo;
  • Uranio impoverito -  nei dadi da gioco per bambini e proiettili;
  • Torio - in lanterne incandescenti, utensili ed oggetti di ferramenta in lega magnesio-torio,  bacchette per le saldatrici, obiettivi fotografici, sale alimentare povero di sodio, noci brasiliane, gomme da masticare, cioccolate;
  • altri isotopi radioattivi - nelle penne per scrivere, candele per motori delle macchine, farmaci antidiarroici, rilevatori di fumo, valvole elettriche, gioielli, palline da golf, fertilizzanti per terreni, sale e carta lucida delle riviste a colori.
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E' scientificamente provato che la radioattività crea danni al nucleo delle cellule ed al DNA, anche irreversibili.
In caso di danni irreversibili al DNA, la cellula darebbe vita a una progenie di cellule geneticamente modificate che potranno dar luogo a tumori o leucemie.

Tutti questi oggetti, che in maniera subdola hanno minato per decenni il nostro DNA e la nostra salute, adesso sono finiti nelle discariche di tutto il mondo e resteranno li ad inquinare ancora per molto.

Il Radio dimezza la propria intensità di irradiazione (emivita) in un periodo di 1602 anni, il Torio invece è quasi perenne. La sua emivita, infatti, è tre volte l'età attuale della terra.

Con la radioattività, l'entusiasmo e la logica del guadagno aveva prevalso.
Facciamo in modo che la ricerca scientifica non si fermi, ma che l'industria non ci lucri sopra prima che gli scienziati abbiano avuto il tempo di verificare gli effetti delle scoperte.

Sta succedendo di nuovo con gli OGM. Fermiamoli prima che sia troppo tardi.

Giovanni Gasparri
Toronto, 19 Marzo 2014

PENSIAMO GLOBALMENTE,
AGIAMO LOCALMENTE!

PER APPROFONDIRE

06 marzo, 2014

Una casa è per sempre

‎Il settore dell'edilizia è in crisi profonda da alcuni anni in Italia. Una delle zone più colpite è la Ciociaria che da sempre mette al servizio della Capitale le migliori e più qualificate risorse umane per la realizzazione di importanti progetti architettonici pubblici, artistici, industriali e residenziali di Roma.

La depressione del settore edile è un effetto della stagnazione del mercato immobiliare, dovuta prevalentemente alla mancanza di liquidità generalizzata, ma anche alle ridotte opportunità di trasferirsi per lavoro e soprattutto, diciamolo, alla radicata tendenza che gli Italiani hanno a restare in casa.

Il modo in cui siamo legati alla nostra casa, comparato alle altre culture occidentali, è quasi maniacale.

Specie nei paesini, le case vengono tramandate di generazione in generazione come dei testimoni che rappresentano la continuità con la storia genealogica di ciascuno di noi. 
Non è raro trovare nuclei familiari che vivono in case secolari che sono appartenute da sempre alla famiglia.

Nella cultura dei Ciociari, poi, i genitori iniziano a preparare la casa per i figli figli già quando questi sono piccoli, senza considerare che magari un giorno andranno via lontano per soddisfare le proprie ambizioni o inseguire i propri sogni. E se non è possibile rendere più accogliente la casa natìa, magari espandendola, allora ne costruiscono o ne comprano una nelle immediate vicinanze.

L'esempio più eclatante del morboso attaccamento che abbiamo al focolare è rappresentato dal desiderio estremo di tutti gli anziani di tornare a morire nella propria casa, nel proprio letto. Questo rapporto che abbiamo con la casa è ciò che ci distingue maggiormente dalle altre culture ed il nostro modo di considerarla ci offre la possibilità di vivere in maniera più intima il nostro rapporto con la famiglia.

Guardando le case degli Italiani all'estero è da subito evidente che sono le più belle, le più grandi e le più curate. Per noi la casa è sacra e qualsiasi cosa possa succedere lì fuori ci interessa solo fino a quando chiudiamo il portone di casa. Da quel momento in poi si può scatenare anche l'inferno mentre ci godiamo la bellezza del focolare.

In Nord America al contrario c'è la tendenza a considerare la casa come un luogo temporaneo dove si vive e non come parte integrante della vita stessa.

Per questo si comprano e si vendono case molto velocemente ed il mercato immobiliare è più in fermento (nonostante i postumi della crisi dei subprime).

Un aspetto interessante da mettere in evidenza è che consideriamo nostra la casa perchè ci appartiene, ma non consideriamo invece nostro l'ambiente che ci circonda perchè non lo possediamo, non è di nostra proprietà.

Le altre culture invece considerano l'ambiente come un'estensione naturale della propria casa e per questo si prodigano per mantenerlo pulito. Questo non succede da noi, purtroppo, ed i fatti della terra dei fuochi o del fiume sacco ne sono solo piccoli esempi che lo dimostrano tragicamente.

Si dovrà lavorare molto per creare una cultura dell'ambiente inteso come casa. Non dimentichiamo che è da qui che nasce l'ecologia, che in greco significa amore per la casa.

Impariamo a conoscere l'ambiente, le sue problematiche e come vivere in maniera sostenibile con esso, godendocelo senza consumarlo. Impariamo a considerare il mondo come casa nostra. Non deturpiamolo.

Un weekend nel passato


Si terrà Domenica 9 marzo 2014 la cinquantesima edizione della sagra della crespella di Santa Francesca (Veroli). Un'occasione da non perdere perchè grazie alla passione degli organizzatori la sagra della crespella è rimasta una delle tradizioni più tipiche, veraci e vive della Ciociaria.

Farina, acqua, sale ed olio d'oliva sono i semplici ingredienti di questo miracolo, che da secoli rappresenta la felicità nei giorni di festa e che conserva intatto il nostro legame con il passato.

In un'atmosfera fiabesca, immersi nella natura pedemontana dei Monti Ernici sarà possibile assistere ad una sfilata di carri allegorici, condotti prevalentemente da personaggi Ciociari in costume d'epoca, che rappresentano degli spaccati di vita della nostra storia. Un modo eccezionale per conservare vivi nella memoria gli usi ed i costumi dei nostri avi e per tramandarli alle nuove generazioni. Le nostre tradizioni e la nostra storia si mescolano in un modo divertente ed esplosivo in una festa di musica, cibo, cultura e divertimento.


A far da cornice alla manifestazione saranno le sfumature dei numerosi organetti che si alterneranno in virtuosismi sulle ballate folkloristiche delle nostre antiche tradizioni (ballarelle). Melodie e ritmi dai connotati unici della Ciociaria centrale che sono in via di estinzione. Importante e prezioso è il lavoro di ricerca musicale che gli organizzatori da anni stanno facendo per passare il testimone di questo genere musicale autoctono intatto ai nostri figli e nipoti.

Oltre al mercatino in cui sarà possibile acquistare ormai introvabili esemplari di Cioce ed altre suppellettili tipiche della nostra cultura popolare, per la prima volta ci sarà anche lo stand del circolo Legambiente LAMASENA.

La contrada di Santa Francesca, estremo lembo e baluardo dello Stato Pontificio, in una zona di confine battuta dai brignti del passato, è ricca di interesse religioso per via della radicata devozione a Santa Francesca Romana, naturalistico per via del torrente l'Amasena e dei Monti Ernici e pastorale per via delle antiche rotte della transumanza verso il litorale Pontino. Leggi l'articolo dal titolo "Inseguendo fantasmi di briganti" per approfondire.

Il circolo LAMASENA si sta prodigando, oltre che per la tutela dell'ambiente, per la riscoperta e la salvaguardia degli antichi saperi della nostra terra. Presso lo stand sarà possibile vedere un esemplare di nassa, utilizzata dai nostri avi come trappola per pescare nel torrente l'Amasena, ed una miniatura di mulino.

Non mancare, questa è un'occasione irrinunciabile per godersi un pò di felicità e per stare insieme.

Inoltre la tua presenza farà sì che le nostre tradizioni non scompaiano ma si rafforzino.

04 marzo, 2014

An unexpected letter

If Seneca were alive today and he were writing his last letter to Lucilius, what would he be writing about?  


Lettera


Seneca greets his Lucilius (Greatings, dear Lucilius:)

I found in an old trunk, all the letters that you sent me so many years ago, and this made me very happy. I haven't received any news from you for a couple of millennia, and I hope someday you will receive this last letter from me. I have so much to tell you. 

In the past twenty centuries, I have witnessed an incredible evolution of Humanity. If you could see how many amenities, stunning technologies, media and locomotion systems people have at their disposal nowadays, you might think everyone must be happy. Well, that's not true, unfortunately.... 

In our time we had nothing, but we were rich. In recent centuries, wealth has taken the place of inner richness, and people now aspire to become rich instead of wise.

Having read your manuscripts again and again, I was surprised by the extraordinary topicality and timelessness of your thoughts and speeches about wealth that say: poor is not who has little, but who wants more

Although today's economic wealth is widespread, people are poor because they keep on desiring for more and more.

During these centuries I have watched Humanity invent airplanes, wireless telegraphy and incredible machinery. People have been wearing different clothes following time's fashions, but their spirit never changed through it all. If anything they are worse for not knowing how bad off the mark they are.

Contemporary men are exactly the same men as we knew in our golden age, with the same mysteries and ideals, with the exact same fears, contradictions, virtues and ambitions. And then, as always, they believe they can dominate their world. However, they are but small boats which sail aimlessly through rough seas at the mercy of the winds. 

People became less combative and more submissive, as domesticated cats that have no more interest in chasing mice while they have secured a meal. All these facilities and developments which have made life easier have made them blind, jealous and alone. They are now terribly alone, unable to look honestly into one another's eyes. 

They are all poor already, but they don't know it yet; and they are afraid of becoming even poorer.

Do you wonder how to come out of this poverty? By understanding that wealth is not that important as inner richness and that happiness can be achieved by tempering all wills. Do not be afraid then, because someday very soon, even contemporary men will figure it out.

I wish you have known a twentieth century philosopher who came from the new world to say: 
"Those who cannot remember their past are condemned to repeat it" 

Because men have never really changed, Humanity instead will turn back to what they know deep within is true very soon. 

Farewell

Seneca



---

If Seneca were alive today, I would bet that he would have written something memorable about the pretended evolution of Humanity.

By the way... what each of us can do here is very little indeed, but it is nonetheless necessary.

Let's temper our compulsive desires for unnecessary items and let's pursue what makes us truly happy. Let's love each other. And let's raise our aspirations. And when we succeed, let's teach others to do the same.
We may all become poor soon, because of the crisis that is hitting Europe so hard. By learning how to rely on our inner richness and to be happy, our life is not going to end when our money does.

Let's get rid of money's curse and let's begin to live happily.

Happiness, like all other worthwhile things in life, need no money to be achieved.

Don't forget it!

Giovanni Gasparri

Toronto, February 8th, 2014



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28 febbraio, 2014

Una lettera inattesa

Se Seneca potesse scrivere oggi, 2000 anni dopo, una lettera a Lucilio, di che cosa parlerebbe?


Lettera
Caro Lucilio, 
ho ritrovato in un vecchio baule tutte le lettere che eri solito mandarmi e ciò mi ha reso molto felice. Oramai non ricevo più tue notizie da un paio di millenni, e prego che un giorno riceverai questa mia ultima lettera. Ho tanto da raccontarti. In questi ultimi venti secoli ho assistito ad un'incredibile evoluzione dell'umanità. Se vedessi adesso quanti comfort ci sono, tecnologie sbalorditive e mezzi di comunicazione o locomozione, ti verrebbe magari da pensare che finalmente tutti sono felici. Beh, non è proprio così, purtroppo....Ai nostri tempi non avevamo nulla ed eravamo ricchissimi. In questi secoli, invece, la ricchezza economica ha preso il posto della ricchezza interiore, e non si aspira più a diventare saggi, ma ricchi.
Rileggendo i tuoi manoscritti mi ha colpito la straordinaria attualità dei tuoi pensieri e dei discorsi che facevamo sulla ricchezza: povero non è chi ha poco, ma chi desidera molto. Sebbene oggi la ricchezza economica sia molto diffusa, allo stesso tempo tutti sono molto poveri perchè si affannano a desiderare sempre di più. 
Ho visto con i miei occhi l'umanità costruire aeroplani, telegrafi senza fili e macchine incredibili, eppure, allo stesso tempo, ho visto l'uomo nascosto dietro abiti sempre diversi che in tutto questo tempo non è invece mai cambiato. Quello del ventunesimo secolo, è lo stesso uomo dei nostri bei vecchi tempi, con gli stessi misteri ed ideali, con le stesse identiche paure, contraddizioni, virtù e ambizioni. E come allora crede sempre di dominare il mondo quando invece non è altro che un piccolo natante senza meta in balia dei venti. 
Come i gatti domestici non hanno più interesse ad inseguire i topi se hanno comunque un pasto assicurato, così siamo diventati noi oggi, meno combattivi e più remissivi. Tutti questi comfort ci hanno resi ciechi , invidiosi e soli. Tremendamente soli ed incapaci di guardare con sincerità negli occhi del prossimo.
Tutti sono già poveri e non lo sanno. Tutti sono già poveri e temono già di diventare ancor più poveri. 
Ma è prendendo coscienza dei propri desideri che si diventa ricchi e tu lo sai, perchè da sempre è così. Non temere, quindi, che prima o poi anche l'uomo del ventunesimo secolo lo riscoprirà. 

Avresti dovuto conoscere lo scorso secolo un filosofo venuto dal nuovo mondo a morire vicino la Via Sacra, che io e te eravamo soliti percorrere ai tempi della gloriosa Roma. Egli diceva:

"Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo"

Se l'uomo è sempre lo stesso, quindi, l'Umanità invece tornerà presto come era prima, non mancherà molto. 

Stammi Bene 

Tuo Seneca
Lucio Anneo Seneca
- - - 

Se Seneca vivesse oggi, sono pronto a mettere la mano sul fuoco che avrebbe davvero affrontato questo tema.

Quello che ognuno di noi può fare è poco, ma ciò nonostante necessario.

Smorziamo i nostri desideri compulsivi di oggetti inutili ed inseguiamo ciò che ci rende felici. Amiamo ed innalziamo le nostre aspirazioni. E quando ci riusciamo insegniamo agli altri a farlo. Così anche se saremo presto tutti più poveri economicamente per via della crisi che per vent'anni almeno cambierà le nostre abitudini, la vita non finirà.

Liberiamoci dalla dannazione del denaro ed iniziamo a vivere felici.

La felicità è l'unica cosa che i soldi non possono comprare.
Non dimentichiamolo.

Giovanni Gasparri

Toronto, 8 Febbraio 2014

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Una luce nell'oscurità dello spazio

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Nell'Ottobre del 2011 ho avuto il privilegio e l'onore di incontrare il Maggiore Paolo Nespoli, famoso astronauta Italiano, proprio qualche mese dopo essere rientrato dalla sua seconda missione sulla Stazione Spaziale Internazionale denominata Expedition 27.

In quell'occasione ho avuto modo di visionare delle bellissime immagini della Terra scattate durante la missione, ed un brivido di emozione mi ha colpito quando, tra le varie proiezioni, ho intravisto la forma del nostro Stivale.

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"È bellissima l'Italia da lassù", ho pensato tra me e me a primo impatto.
Guardando bene la foto  mi sono reso conto di come le luci possano svelare delle informazioni importanti sul Paese, come ad esempio le differenze tra le zone più ricche e più povere, le differenze tra Nord e Sud e tra le città più densamente popolate e le zone rurali.
Poi invece, guardando ancora meglio, mi sono reso conto che passato il confine, sia verso Nord che verso Est, non si vedono più luci.
Quella sensazione di patriottismo che pochi secondi prima si era timidamente intravista è sparita di colpo quando mi sono reso conto di quanta energia elettrica sprechiamo in più rispetto ai nostri vicini di casa.
Ma perchè dallo spazio l'Italia è più illuminata delle altre nazioni europee?
Sicuramente una questione di illuminazione sovradimensionata rispetto alle reali esigenze, un po' frutto della bassa politica locale che installa i lampioni davanti le case della gente come ringraziamento dopo le elezioni.
Non è  solo un sovradimensionamento, però, ma anche un problema strutturale di portata ben maggiore. Tutte quelle luci, infatti, sono anche il segnale evidente che i nostri lampioni stanno illuminando il cielo invece che la terra!
E se per alcuni nostalgici queste luci sono pittoresche e romantiche, per gli scienziati invece rappresentano quello che in gergo tecnico si chiama inquinamento luminoso, ovvero il fenomento causato dall'irradiazione incontrollata di luci intense verso la volta celeste.
L'inquinamento luminoso provoca danni sia di natura ambientale che culturale, ma anche economica.
L'eccessiva illuminazione artificiale crea difficoltà di orientamento in molti animali e l'alterazione dell'orologio biologico (ritmo circadiano) nell'uomo, negli animali e nelle piante.
Per effetto di un'illuminazione selvaggia, inoltre,  le stelle diventano diventano spesso invisibili nei cieli delle nostre città. E non dimentichiamo che è proprio grazie quelle stelle che l'uomo ha fatto le sue più grandi conquiste. Dalla trigonometria all'orientamento, dalla scoperta dell'America alla rivoluzione copernicana. Il cielo e le stelle da sempre sono stati al centro delle grandi riflessioni esistenziali dell'uomo, religiose, filosofiche, matematiche, fisiche ed astronomiche.
E sembrerebbe paradossale adesso affermarlo, ma una lampadina ci illumina un gradino, ma ci oscura il cammino.
Se riuscissimo a controllare in maniera intelligente la direzionalità dei fasci di luce, evitando che l'energia elettrica convertita in luminosa venga dissipata in direzioni inutili,  potremmo risparmiare anche il 50% dell'energia elettrica a parità di risultato.
Il passaggio ai LED è necessario al più presto possibile, sia per risparmiare energia, sia per controllare la direzionalità dei fasci luminosi.
Proprio due settimane fa si è festeggiato il decimo anniversario dell'iniziativa M'ILLUMINO DI MENO, una giornata dell'anno in cui vengono spenti i riflettori sui più importanti monumenti allo scopo di sensibilizzare il pubblico al risparmio energetico.
Ben vengano queste iniziative, ma nel nostro piccolo spegniamo le luci superflue quando possiamo. Ci guadagneremo sia economicamente che in termini di visibilità, perchè il nostro sguardo potrà andare oltre e riscoprire quelle cose meravigliose che hanno ispirato i nostri antenati.

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Autore: Giovanni Gasparri (Linkedin | Facebook)
Data di Pubblicazione  28 Febbraio 2014
Ultima Revisione: 28 Febbraio 2014

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16 febbraio, 2014

Tonno, olio, sale e cesio radiattivo. Cosa c'è di vero

Japan of the apocalypse Credit: Thierry Ehrmann from Flickr
Japan of the apocalypse
Credit: Thierry Ehrmann from Flickr
Quando si parla della questione nucleare di Fukushima, tendiamo a pensare che sia una realtà così lontana che difficilmente possa interessarci nella vita di tutti i giorni. Purtroppo non è vero e per effetto della globalizzazione, nonostante i 9.700 kilometri di distanza, Fukushima ce l'abbiamo dentro casa e probabilmente anche sulla nostra tavola.

Questo perchè noi Italiani preferiamo mangiare tonno in scatola, che nella quasi totalità dei casi viene pescato e lavorato nel pacifico.


Cosa abbia di speciale questo tonno del pacifico (a parte il prezzo) non si sa, ma di sicuro sembrerebbe che non ne possiamo fare a meno.



Per fortuna comunque la normativa Italiana ed Europea impone l'obbligo per i rivenditori di prodotti ittici di rintracciabilità del prodotto. In particolare questi sono obbligati a dichiararne anche la zona di cattura.

Sarà capitato a tutti di constatare che in alcuni mercati i rivenditori fieri di ciò che vendono mettono bene in evidenza la provenienza se questa è Italiana, Spagnola, Canadese, etc...

In altri casi invece il rivenditore preferisce indicare la zona di cattura con un codice numerico, più criptico, detto Zona FAO, che li fa rientrare negli obblighi di legge pur tuttavia rendendo poco visibile al consumatore la reale provenienza dei prodotti.

C'è da aggiungere però che i prodotti inscatolati non soggetti a trasformazione non sarebbero obbligati a riportare la zona di pesca e quindi molti produttori non la indicano nemmeno.

Quei pochi invece che lo fanno, avendo adottato magari una politica di trasparenza con i consumatori, sono paradossalmente quelli maggiormente colpiti dagli allarmismi che circolano in rete relativi al tonno radioattivo.

CERCHIAMO DI FARE UN PO' DI LUCE SULL'ARGOMENTO


La mappa che segue mostra in che modo il globo terrestre è suddiviso in zone FAO ed è chiaramente visibile che la zona più interessata dagli sversamenti in mare delle acque contaminate da isotopi radioattivi è la zona FAO 61.
Zone FAO, http://www.fao.org/fishery/area/search/en
Zone FAO, http://www.fao.org/fishery/area/search/en
Ci sono studi di scenziati autorevoli che affermano tutto ed il contrario di tutto circa gli effetti degli sversamenti in mare delle acque contaminate utilizzate per il raffreddamento del reattore nucleare di Fukushima.

Gli isotopi radioattivi coinvolti nell'incidente nucleare e rilasciati sia in mare che in atmosfera sarebbero:
  • Iodio 131; 
  • Tellurio 129m; 
  • Cesio 137; 
  • Stronzio 90; 
  • Plutonio.
Sino ad adesso comunque il tonno in scatola della grande distribuzione, qualunque sia la sua provenienza, non risulterebbe soggetto a contaminazioni radioattive accertate. Non sarebbe pertanto il caso di allarmarsi, anche se personalmente eviterei di mangiarlo per le motivazioni riportate alla chiusura dell'articolo.

Le catene di distribuzione ed i produttori di tonno in scatola (soprattutto pinne gialle) sostengono che i prodotti da loro commercializzati provengono dalla zona FAO 71, e non dalla 61, e che in alcuni casi questa zona può distare da Fukushima anche migliaia di kilometri.

Oltre al ruolo importante delle correnti oceaniche, c'è da aggiungere però che il tonno, come molte altre specie di pesci, è per sua natura un grande nuotatore e quindi non mi sorprenderebbe immaginarlo sguazzare nelle acque contaminate o magari nei pressi dell'isola di plastica nel pacifico (vedi approfondimento).

Ci sarebbe da fare una distinzione tra le varie specie di tonno, ma ad esempio il tonno rosso è capace di spostarsi in media ogni giorno di 100 miglia marine (circa 160Km) e può raggiungere di picco una velocità massima di 80 km/h. Basti pensare che ogni anno il tonno roso effettua incredibili migrazioni dal Nord Atlantico per venire a riprodursi nel Mediterraneo attraversando lo stretto di Gibilterra.

Ricordiamoci quindi che il tonno è libero di muoversi in tutte le zone e che questi numeri, 61 o 71 che siano, sono solo delle linee tracciate dall'uomo su una cartina geografica che i pesci non sanno leggere.

Con questa questione del tonno radioattivo abbiamo però capito che anche i problemi di un luogo che si trova all'altra parte del mondo possono diventare facilmente i nostri problemi. Inoltre si apre un ulteriore interrogativo.

Ma il tonno del mediterraneo, il nostro tonno, che fine fa se noi mangiamo solo scatolette che vengono dal pacifico?


A quanto pare l'80% del tonno pescato nel mediterrraneo viene esportato e mangiato dai Giapponesi, perchè ritenuto di qualità eccezionalmente superiore ed ottimo per essere mangiato crudo in sushi e sashimi.

Non mi sembra normale che i giapponesi mangiano il nostro pesce e noi mangiamo il loro. Ma se ognuno mangiasse le proprie cose non sarebbe meglio per tutti, in particolare per noi? Adesso non staremmo certo a discutere se una scatoletta di tonno possa ucciderci oppure no.

E quindi invece di capire se quella spazzatura che ci fanno mangiare sia cancerogena o meno, cominciamo a chiedere ai nostri rivenditori il tonno italiano, il migliore. Ce l'abbiamo in casa. Godiamocelo.

Giovanni Gasparri
Toronto, 16 Febbraio 2014


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